Conversazioni realizzate

a cura di Julia Varley e Eugenio Barba

20 febbraio 2021

Patch Adams

Figura di riferimento importante nei percorsi di umanizzazione della cura dagli anni ’70, Patch sostiene e diffonde la pratica della medicina del sorriso attraverso la figura del clown. Fonda il Gesundheit! Institute, un modello di organizzazione sanitaria gratuita da offrire al pubblico in generale.

 

Passione e persistenza
La passione è il nome del processo. “Tante persone abbandonano la passione, o non si uniscono mai a un Grande Sogno. Smettono perché il raggiungimento del prodotto finale è troppo lento. Devi sentire che la passione è oggi, nel processo – non legarla a un traguardo. Trova la creatività in ogni atto e non sacrificare il tuo bisogno di essere creativo.

Patch Adams 20 Febbraio Barba Varley

27 febbraio 2021

Ginevra Sanguigno

Attrice, clown, mimo, formatrice e fondatrice nel 2000 di Clown One Italia Onlus. Ha pubblicato “Il Corpo che Ride” Xenia Editrice. Scrive per “Theatres of Diversity”, nella rubrica “With roots in the wind”.

Italo Bertolasi

Ha studiato per vent’anni culture sciamaniche himalayane, cinesi e giapponesi, fotografando e scrivendo per le più importanti riviste europee. Ha scritto numerosi libri su Watsu, Yoga, sciamanesimo asiatico e massaggi. (www.italobertolasi.com; www.watsu.it).

Il Clown sciamano
È stato il buffone irriverente che “curava” le ingiustizie con i suoi sberleffi al potere, il pagliaccio che compariva nei primi teatri per farci sorridere, il clown del circo che, indossando un camice bianco e il naso rosso tradizionale, è ritornato a essere uno “sciamano clown”, un “ambasciatore di pace e di sorrisi”. Il “Clown Sciamano” è presente in ospedale, nelle scuole, nei paesi in guerra, nei campi profughi, e in altre aree del mondo afflitte da emergenze umanitarie.

27 febbraio Barba Varley

24 marzo 2021

Patricia Ariza

Membro fondatore del Teatro la Candelaria, con sede nel quartiere della Candelaria di Bogotà, attrice, regista, poetessa, drammaturga e attivista per la pace e per il movimento delle donne.

 

Il teatro come pratica di pace
Il movimento per la pace in Colombia è molto attivo e Patricia Ariza ne è una protagonista, grazie al suo prestigio e alle sue proposte di spettacoli, grandi performance, festival e incontri di poesia. L’ultimo lavoro da solista di Patricia Ariza, Non sono sola, parla delle donne che si ribellano a una realtà di desaparecidos e “falsi positivi”. Patricia ha vissuto molti anni minacciata di morte perché faceva parte de la Union Patriotica, un partito di sinistra sterminato dagli squadroni della morte.

24 marzo Barba Varley

27 aprile 2021

Giovanni Scotto

Professore Associato al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Università di Firenze, dove insegna Teorie del conflitto e della mediazione, Tecniche della Mediazione e della Democrazia partecipativa e International Conflict Transformation.

 

Trovare voce. Tecniche della composizione dei conflitti
Uno dei paradossi della società attuale è che viviamo immersi nel clamore della comunicazione continua, dove alla televisione si sono aggiunti i social network che apparentemente danno parola a tutti. Allo stesso tempo, una parte sempre più consistente della società, non riesce a prendere la parola. Presupposto necessario per ogni rigenerazione è l’ascolto: è vero per la crisi ecologica, per quella sociale e per quella interiore che molti vivono.

27 aprile Barba Varley

25 maggio 2021

Miguel Rubio Zapata

Regista peruviano, ricercatore teatrale e membro fondatore del Grupo Cultural Yuyachkani.

 

L’altra faccia del teatro.
Cosa troviamo dietro lo spettacolo, dietro il lungo impegno delle prove e l’incontro con gli spettatori? Le motivazioni di donne e uomini, le scelte degli attori, registi e tutti coloro che partecipano al processo creativo. Quali sono le motivazioni oggi in questo tempo di sconcerto?

25 maggio Barba Varley

28 giugno 2021

Donatella Massimilla

Drammaturga, regista e fondatrice della compagnia teatrale Ticvin, La Nave dei Folli e il CETEC.

 

Il Teatro nei luoghi reclusi
L’arte e la bellezza si riscoprono dentro di sé e le persone recluse si raccontano e si ritrovano, riaffrontano il proprio percorso e possono interrogarsi: siamo contenti della nostra vita? Stiamo vivendo ciò che avevamo immaginato?

28 giugno Barba Varley

27 luglio 2021

Parvathy Baul

Cantante, pittrice e narratrice del Bengala occidentale. Dopo aver ricevuto la sua formazione iniziale da bambina in musica e danza, ha studiato arti visive al Kala Bhavan a Shantiniketan, l’università fondata da Rabindranath Tagore.

 

Dalle periferie
Parvathy Baul si dedica allo sviluppo e alla trasmissione orale della tradizione Baul. Ha costruito un ashram nel Bengala per accogliere bambini e studenti, mantenendo duecento famiglie del villaggio vicino. Con il festival Tantidhatri, nel 2019, Parvathy Baul ha organizzato laboratori artistici per le bambine figlie delle prostitute di una bidonville di Kolkata. Il suo impegno si estende a favore di tutte quelle persone che vivono nelle periferie geografiche, economiche, culturali e di genere.

fondazione barba varley

29 settembre 2021

Ermanna Montanari

Fondatrice, attrice, autrice e scenografa del Teatro delle Albe, conduce un personale percorso di ricerca vocale all’interno della compagnia per il quale ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali. Ha realizzato vari cd musicali insieme al compositore Luigi Ceccarelli, tra cui nel 2020 fedeli d’Amore edito da Stradivarius. Ha pubblicato Cellula, scritto a quattro mani con Enrico Pitozzi, Quodlibet, 2021.

 

La voce tra grida e silenzi
È famoso il grido muto di Helene Weigel nel ruolo di Mutter Courage per esprimere dolore e rabbia contro l’ingiustizia. La voce per un’attrice è la potenzialità di tutti i suoni che si realizza a volte nel silenzio e a volte in un vorticoso concerto sonoro. Nasce dalla terra dove poggiamo i piedi, attraversa il corpo in scena e si dirige alla realtà inesplicabile che ci circonda. Al di là delle lingue e delle parole, comunica vulnerabilità e caparbietà in intonazioni, canti e vibrazioni. La voce è un veicolo misterioso ed efficace per essere a contatto con spettatori nelle regioni remote dei senza nome.

29 settembre

27 Ottobre 2021

Claudia Brunetto

giornalista professionista dal 2012, da 16 anni collabora con le testate del Gruppo editoriale Gedi e scrive articoli per l’edizione palermitana del quotidiano “La Repubblica”. Si occupa principalmente di sociale, scuola, ragazzi, marginalità, quartieri a rischio e migrazione. Dopo la laurea in Storia del teatro ha scritto per le principali testate del settore a livello nazionale e ha seguito le realtà più significative della scena contemporanea.

 

Raccontare gli invisibili
I campi rom, i senzatetto, i migranti, gli ambulanti abusivi, rappresentano una parte del mondo degli “invisibili”, i nuovi poveri, vittime di un’ingiustizia sociale difficile da contrastare. Insieme a loro, migliaia di volontari si adoperano in assoluto anonimato per difendere i diritti umani, l’integrazione e l’accoglienza. Raccontare gli invisibili è il tentativo di spostare lo sguardo su ciò che apparentemente è nascosto e vive ai margini. Storie positive e di riscatto sociale che possano raccontare l’altro volto di Palermo.

8 Dicembre 2021

Marco Martinelli

Drammaturgo, regista di teatro e di cinema, fondatore insieme a Ermanna Montanari del Teatro delle Albe. Le sue drammaturgie sono pubblicate e messe in scena in Italia e in altre dieci lingue nel mondo. Ha vinto sette premi Ubu (l’Oscar del teatro italiano) come regista, drammaturgo, pedagogo.

 

Teatro politttttttico

Quali sono le ragioni semi-segrete all’origine dei nostri teatri? Quali motivi ci spingono oggi a continuare? A livello personale, cosa si nasconde dietro l’aggettivo “politico”?

 

Partendo da queste domande si dipanerà il dialogo tra Eugenio Barba, regista fondatore dell’Odin Teatret nel 1964 a Oslo (Norvegia), e Marco Martinelli, regista e uno dei fondatori del Teatro delle Albe nel 1983 a Ravenna (Italia).

19 Dicembre 2021

Vito Minoia

Studioso di teatro educativo all’Università di Urbino, dove fonda nel 1990 il Teatro Universitario Aenigma, è Presidente della International University Theatre Association (IUTA) e Direttore della Rivista europea «Catarsi, Teatri delle Diversità». Nel 2011 fonda il Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere e nel 2019 l’International Network Theatre in Prison (INTIP).

 

Teatri delle diversità

«La diversità è una ricchezza e il teatro può esaltarla»: un’intuizione che ha orientato le ricerche della Rivista europea «Catarsi, Teatri delle Diversità», fondata nel 1996 all’Università di Urbino da Emilio Pozzi e Vito Minoia, con il significativo contributo di Claudio Meldolesi. Da qui un’ipotesi di lavoro originale: verificare la possibilità di dare titolarità a forme di teatro agito, considerate una volta marginali, nei contesti della disabilità, del carcere, del disagio psichico e non solo.

2 Febbraio 2022

Nora Amin

Nata nel 1970, è scrittrice, performer, coreografa e regista egiziana. Nel 2013 è stata nominata miglior regista dal Festival Nazionale del Teatro Egiziano. Nora è attiva nel teatro egiziano indipendente e nella nuova scrittura dal 1993. Ha iniziato la sua carriera teatrale professionale come membro della compagnia di danza moderna al Cairo Opera House (1993/94), e poi ha lavorato come attrice in ruoli da protagonista al Hanager Arts Center fino al 2002. Nel 2000 ha fondato il suo gruppo teatrale indipendente al Cairo, La musica. Ha pubblicato due romanzi e quattro raccolte di racconti.

 

Danzare la ribellione

Una delle ultime rivendicazioni di Nora Amin come femminista è ballare la danza del ventre durante le sue conferenze all’università. Vivendo tra la Germania e l’Egitto, scrivendo, producendo film e teatro, contribuendo ai programmi di festival, Nora è in contatto con molte realtà contrastanti e contraddittorie. Durante la conversazione, Julia Varley chiederà a Nora Amin di parlare del suo lavoro e della sua vita negli ultimi anni, includendo la produzione del film, An Enemy of the People – Journey to Survival, che è stato mostrato all’8° Transit Festival “La bellezza come arma – Teatro , Donne, Conflitto”. Il film racconta il viaggio di una compagnia teatrale indipendente che decide di mettere in scena uno spettacolo provocatorio che affronta temi di democrazia, regimi corrotti, del dominio della maggioranza e della manipolazione delle folle. Il film mostra diversi momenti e contesti di spettacolo per tutto l’anno 2013 a pochi passi dai violenti scontri di piazza Tahir e racconta una storia sul teatro come strumento di sopravvivenza e cambiamento; è la storia di Lamusica Independent Theatre Group, di venti uomini che lavorano sotto la guida di una donna: Nora Amin.

21 Febbraio 2022

Luisa Calcumil

Luisa Calcumil è un’artista mapuche. I Mapuche sono una delle etnie che abitavano la Patagonia argentina prima della Conquista. Dal 1975 lavora in teatro, ed ha presentato venti spettacoli teatrali e recitato in cinque film di importanza internazionale e in vari programmi televisivi.

Dopo diversi anni di recitazione senza trovare opere teatrali in cui si sentiva rappresentata, Luisa iniziò a scrivere i propri testi e a partecipare alla realizzazione di spettacoli in cui era protagonista. È così che sono stati creati È bene guardare la propria ombra e Hebras.

 

È bene guardare la propria ombra

È il titolo di uno spettacolo tratto da un proverbio mapuche. La realtà ha insegnato a Luisa Calcumil la discriminazione per essere donna, indigena e artista. Le donne mapuche sono incaricate di trasmettere i valori della loro cultura orale. Luisa riconosce le sue origini e il colore scuro della sua pelle. Pone domande agli anziani, recupera la lingua indigena, la storia, la filosofia e trasmette queste conoscenze di villaggio in villaggio attraverso il teatro e il canto.

A settant’anni segue il suo percorso insegnando al suo pubblico a dire “amore, terra, sogno, lavoro” in lingua mapuche. Luisa dice che Aimé Painé, la prima famosa cantante mapuche, ha avuto una grande influenza sulla sua vita. Luisa ricorda sempre Aimé che diceva: “El saber quien es uno es el principio de ser culto” (sapere chi sei è il primo passo per imparare).

30 Marzo 2022

Patrick Campbell

Attore, regista e docente di teatro contemporaneo e performance alla Manchester Metropolitan University. È membro di Cross Pollination, un laboratorio aperto e nomade per il dialogo tra le pratiche teatrali, ed è Associate Editor del “Journal on Presence Studies” brasiliano. Patrick ha iniziato a fare teatro da bambino a Coventry con Carran Waterfield.

 

Guardando indietro

Un accademico e professionista del teatro ha una doppia visione della realtà. Patrick Campbell ha scelto di saltare continuamente da una visione all’altra. Ha realizzato uno spettacolo sulle sue radici familiari africane, ha svolto ricerche e scritto sul Terzo Teatro e trova fondamentale la pratica del teatro laboratorio. Essendo particolarmente interessato al concetto di genealogia, ‘guardare indietro’ è anche un modo per trovare i principi guida per il suo lavoro iniziato da bambino in un gruppo teatrale a Coventry, poi sviluppatosi vivendo in Brasile e che ora ha sede alla Manchester Metropolitan University.

27 Aprile 2022

János Regős

János Regős è un drammaturgo, regista, attore e specialista di teatro. Dal 1979 al 2010 è stato direttore artistico del Teatro Szkéné, Budapest. Oltre a curare il programma del teatro con suo padre Pál Regős, ha avviato e organizzato per 15 anni gli International Meetings of Moving Theatres (IMMT). Questo festival ha portato per la prima volta in Ungheria diversi gruppi teatrali di fama internazionale. Nel 2006 è stato insignito dell’Ordine d’Oro al Merito dal Presidente dell’Ungheria e nel 2011 è stato eletto Presidente della Federazione Ungherese dei Teatri e Attori Dilettanti, carica che ricopre ancora oggi.

 

L’alternativa dei teatri amatoriali in Ungheria

János Regős parlerà in una prospettiva storica del significato per gli ungheresi dei teatri amatoriali e indipendenti o alternativi. Come ovunque, anche in Ungheria esistono diversi tipi di teatro: laboratori, gruppi liberi, teatri per bambini e studenti, teatri nella capitale Budapest e nei paesi e villaggi di provincia, teatri socialmente impegnati, teatri di giovani in cura, teatri rom… I legami personali tra registi e attori amatoriali e professionisti consentono uno scambio tra i diversi ambienti creando eventi, progetti e festival. Una domanda per tutti è da dove viene il denaro.

25 Maggio 2022

Sergio Bustric

Sergio Bini, in arte Bustric, autore e regista, attore.
Diploma di Maestro d’Arte a Firenze e Laureato alla facoltà di lettere e filosofia
dell’Università di Bologna. Frequenta a Parigi la scuola di circo di Annie Fratellini e Pierre Etaix e quella di pantomima di Etienne Decroux. Poi un periodo di studi con John Strasberg dell’Actor Studio”, incontra per un breve, ma importante periodo Zygmunt Molic. Crea la compagnia teatrale la“Compagnia Bustric” con la quale scrive e interpreta spettacoli che mette in scena usando varie tecniche: dal gioco di prestigio, alla pantomima, al canto e alla recitazione, in un ritmo narrativo che riempie le sue storie di sorprese, di cose buffe e inattese. È un teatro “colorato e comico, a volte poetico, certamente unico.” Con i suoi spettacoli è stato in gran parte nei paesi Europei, e nel mondo: in Somalia, Cile, Argentina, Brasile, Uruguay, America del Nord, recitando in italiano, inglese e francese. Durante la Pandemia crea “il circo delle Pulci del prof.Bustric” attualmente in tournèe.

 

Comunicazione come illusionismo

“Comunicazione come illusionismo”, ovvero come creare illusioni e sorprese, sfruttando le regole e le conoscenze del prestigiatore, per uno spettacolo teatrale. In equilibrio fra racconto- drammaturgia e teatro di Varietà. Una passeggiata nel teatro di Bustric.

27 Gennaio 2023

Jacopo Fò

Da sempre impegnato in battaglie civili, soprattutto nel settore dell’ecologia, del risparmio energetico e di solidarietà sociale, Jacopo Fo è stato ideatore e promotore di molte iniziative di impegno sociale.

Ha pubblicato più di quaranta libri tra saggi e romanzi, tra cui: Guarire ridendo; Gesù amava le donne e non era biondo; Ecotecnologie a basso costo per tutto il mondo. Nel 1981 ha lanciato il progetto della Libera Università di Alcatraz, una realtà culturale situata tra le colline umbre che in questi decenni si è occupata di diffondere la cultura della pace, dell’arte e dell’ecologia.

I senza nome e le storie dimenticate…

La conversazione con Jacopo Fo ruoterà intorno all’importanza di ricordare le storie che spesso non vengono raccontate come strumento per la contestazione della cultura del potere. Nella ricorrenza del giorno della memoria delle vittime dell’Olocausto, Jacopo Fo ricorderà l’operato di tanti “senza nome” che hanno contribuito a cambiare il corso della storia.

23 Febbraio 2023

Dori Ghezzi e Nando Dalla Chiesa

Nuvole nere, nuvole bianche

Il termine “Nuvole” si riferisce a tutte le cose effimere: miti, consumismo, denaro, atteggiamento umile e atteggiamento arrogante. In altre parole, qualsiasi cosa fugace sulla terra, o innocua, come la moda, o pericolosa e devastante, come la guerra.

La vita, tuttavia, è priva di tatto; ignora i finali ingannevoli, quindi tutte queste “nuvole umane” passano senza provocare scalpore, senza lasciare traccia.

Le vere nuvole agiscono diversamente: seguono con ironica curiosità le vicende delle loro sorelle terrene, poiché, stando in cielo, e “fiduciose in scena”, sanno lasciare tracce profonde della loro presenza e del loro cammino… (Fabrizio de André).

23 Marzo 2023

Laura Peja, Marina de Juli, Mattea Fo

In difesa degli ultimi e dei senza nome. L’impegno sociale di Franca Rame a dieci anni della sua scomparsa.

“L’intera mia vita ho inteso spenderla nella battaglia culturale e in quella sociale, nella politica fatta dai movimenti, da cittadina e da donna impegnata” diceva Franca Rame, diventata un’icona del panorama culturale grazie ad una vita straordinaria, fatta di teatro e coinvolgimento sociale, un connubio inscindibile.

Le battaglie portate avanti da Franca Rame sono state innumerevoli, sempre al fianco degli ultimi.

14 aprile 2023

Verónica Moraga

Verónica Moraga è direttrice Artistica del Festival di Mestiza in Chile e dell’Incontro Internazionale delle Donne nello Spettacolo Contemporaneo. Il Festival Mestiza Chile, legato al network internazionale Magdalena Project, è una piattaforma per la visibilità del lavoro scenico delle donne con l’obiettivo di dare conto del loro contributo alle attuali arti dello spettacolo. Verónica è attrice di teatro, televisione e film. Insegna teatro e lavora con bambini con sindrome Down.

Mestiza

Dopo essere tornata a vivere in Cile dalla Spagna, Verónica Moraga ha creato Ina e in seguito una dimostrazione di lavoro sul processo di creazione dello spettacolo basato sulla morte della sua prima figlia Valentina. Lo spettacolo era con la regia di Josefina Baez. Il lavoro è cominciato durante un Transit Festival in Danimarca e si è sviluppato durante altri incontri della rete Magdalena Project. Il valore della collaborazione internazionale e l’importanza di una rete di appoggio ha portato Verónica a fondare il Festival Mestiza in Cile, stimolando attività dirette in particolare alle donne latino-americane.

26 maggio 2023

Ya-Ling Peng

YA-LING PENG (Taiwan) lavora come attrice, regista e drammaturga. Ha fondato Square-Round Theatre nel 1981, studiato recitazione a Londra con Animate Theatre e London School of Mime and Movement nel 1988-1991, ed è entrata a far parte della compagnia teatrale Tragic Carpet. Nel 1993, ha fondato il primo gruppo teatrale per anziani, Modern Form Theatre Group, nella parte meridionale di Taiwan. Nel 1995 ha fondato un gruppo di storia orale, Uhan Shii Theatre, a Taipei, e ha diretto un progetto di rmemoria, “Echoes of Taiwan”, intervistando vecchi artisti folk e riscoprendo la loro storia di vita. Da allora il gruppo è stato in tournée a Taiwan e in tutto il mondo. Ya-Ling lavora con molti gruppi etnici diversi sviluppando un teatro cerimonia della memoria.

MEMORIA ORALE

Ya-Ling Peng e Uhan Shii Theatre Group si concentrano sul teatro di storia orale con persone provenienti da tutta Taiwan. Ya-Ling Peng ha viaggiato in molte città e villaggi per trovare, intervistare e invitare gente comune a raccontare. Una volta Ya-Ling chiese a una donna di raccontare la sua storia nella sua lingua madre, il dialetto Shen-Tow. Ha rifiutato. Non era vero che aveva dimenticato il suo dialetto. Ci sono voluti quattro anni per fare l’intervista. Alla fine la donna ha raccontato la sua storia sul palco nella sua lingua madre. Ya-Ling Peng cerca oggetti di uso quotidiano da utilizzare come oggetti di scena metaforici. Nello spettacolo Hakka “We Are Here”, una sciarpa blu rappresenta gli Hakka, un popolo migrante che usava sciarpe blu per avvolgere le cose quando lasciavano un posto. Il dialogo si concentrerà su storie di questo genere. Ya-Ling Peng afferma che scegliere e provare le storie è anche il suo viaggio alla scoperta di sé.

Le conversazioni saranno pubblicate a cura della Fondazione. Per ricevere maggiori informazioni vi preghiamo di effettuare l’iscrizione alla newsletter della Fondazione oppure di scrivere a: fondazionebarbavarley @ gmail.com